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Collana «Ocra gialla»
volumetto n° 65



Bertolt  Brecht, La Bibbia
Traduzione di Giusy Alati Fusco. Note e postfazione di Vincenzo Ruggiero Perrino.
 pag. 36, ISBN 978-88-6226-086-2

Euro 4,00
IN SINTESI

Due brevi atti unici inediti in Italia del giovane Bertolt Brecht, tra i massimi drammaturghi del Novecento, nei quali tratteggia personaggi e situazioni esistenziali, che lasciano intravedere i primi segni della sua poetica matura, fatta di impegno civile e di ricerca di nuovi modi di espressione teatrale.


UN ASSAGGIO

«...i miei pensieri vanno per altri sentieri, e verso altre stelle, e si arrampicano sulle creste più elevate, voragini profonde e strisciano attraverso il fango; ma ho dimenticato il tuo viso, come ho dimenticato il cielo». «Io sono colui che ti invia il sonno e la luna, che parla di nuovo. Io sono la pietra, che fugge da te, la mano che te l’ha scagliata, e il tuo capo, che la evita. Io sono te e tu non lo sai».


 







L’AUTORE

Bertolt Brecht (Augusta 1898 - Berlino Est 1956) è stato uno dei massimi drammaturghi e teorici teatrali del Novecento. Nel maggio del 1920 lascia la città natale per Monaco, dove recepisce subito le idee espressioniste rielaborandone gli stilemi nelle sue prime opere teatrali: Baal (scritta nel 1919) e Tamburi nella notte (quest’ultima vincitrice, nel 1922, del prestigioso Premio Kleist). Nel 1923 conosce Helene Weigel, che sarà sua moglie e attrice dei suoi drammi; l’anno successivo si trasferisce a Berlino. Nel 1926 inizia ad avvicinarsi al marxismo, che innerva tutta la sua opera successiva, a cominciare da L’opera da tre soldi (1928). L’adesione al marxismo stimola anche il precisarsi delle sue teorie di estetica teatrale, secondo le quali lo spettatore non deve immedesimarsi, ma è invitato a tenere una distanza critica.  Nel 1933, per fuggire al nazismo, deve lasciare la Germania, iniziando un quindicennio di peregrinazioni tra Europa e America. Durante gli anni dell’esilio, scrive le sue opere più significative, tra le quali Vita di Galileo, L’anima buona del Sezuan, Il cerchio di gesso del Caucaso. Al termine del conflitto mondiale, si trasferisce a Berlino Est, dove fonda un proprio teatro, il “Berliner Ensemble”, dove cerca di realizzare le sue idee estetiche, curando personalmente la regia delle proprie opere. Muore a Berlino nel 1956.

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