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Collana «Acquamarina»
volumetto n° 48



Catherine  Pozzi, Nyx
A cura e traduzione di Claudia Ciardi
 pag. 36, ISBN 978-88-6226-068-8

Euro 4,00
IN SINTESI

Quindici poesie e una prosa in nuova traduzione della poetessa francese, moglie del poeta Paul Valéry ed amica di Gérard d’Houville (pseudonimo maschile di Marie de Régnier, di cui queste Edizioni Via del Vento hanno pubblicato il volumetto n. 15 in questa stessa collana).


UN ASSAGGIO

«O mie notti, o nere attese,
o audace paese, o segreti ostinati,
o lunghi sguardi, o lampeggianti nubi,
o volo dato oltre gl’impenetrabili cieli.


O gran desiderio, o sparsa meraviglia,
o bel passaggio dell’incantato spirito,
o male peggiore, o scesa grazia,
o schiusa porta da nessuno mai varcata


non so perché muoio e annego,
prima d’entrare nell’eterna sosta.
Non so di chi sono la preda,
non so di chi sono l’amore.»







L’AUTORE

 

Catherine Pozzi nasce a Parigi il 13 luglio 1882, primogenita di Thérèse Loth-Cazalis, di agiata borghesia cattolica lionese, e Samuel Pozzi, celebre chirurgo, titolare della prima cattedra di ginecologia in Francia e poeta parnassiano, discendente da un’antica famiglia italiana che ha lasciato la Valtellina per la Francia nel XVII secolo. I due fratelli minori avranno destini molto diversi: Jean (’84) diverrà un diplomatico, Jaques (’96) sarà internato in manicomio. Nel raffinato salotto dei genitori in place Vendôme, incontra adolescente i maggiori intellettuali dell’epoca, tra cui Proust, Lorrain, Colette. Nel ’93 inizia la stesura di un diario, quindi prende lezioni di musica da un’allieva di Franz Liszt (’95) e nei primi del Novecento si lega di duratura amicizia alla poetessa Marie de Régnier, in arte Gérard d’Houville. Trimestre di studi a Oxford (1907) e matrimonio con Édouard Bourdet, agente di borsa attratto dal teatro, dove esordirà con una pièce proprio sul fallimento del suo legame con la Pozzi. Affetta da tubercolosi, si trasferisce a Montpellier con la madre, separata dal marito (’17), di lì a poco assassinato da un paziente. Conosce Paul Valéry, con cui vive una burrascosa relazione (1920-’28). Le crisi polmonari e gli stati ansiogeni ne minano profondamente il fisico. Corrispondenza con Rilke (’24) e Curtius (’28), traduzioni delle poesie di Stefan George (’29), pubblicate postume insieme alle sue sei composizioni ‘maggiori’ e al saggio filosofico Pelle d’anima. Si ritira nell’appartamento della madre a Parigi (’32) dove resta in uno stato di infermità fino al giorno della morte, il 3 dicembre del ’34. 

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