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Collana «Le Streghe»
volumetto n° 15



Alessandro  Parronchi, Il futurista in incognito Mario Nannini
a cura di Fabrizio Zollo
 pag. 52, ISBN 978-88-6226-046-6

Euro 4,00
IN SINTESI

Trattasi del fondamentale saggio che lo storico dell’arte Alessandro Parronchi scrisse nel 1957 sulla figura e l’opera del pittore futurista Mario Nannini, corredato dal catalogo delle sue opere più significative e da un apparato biografico e iconografico sui luoghi e i personaggi legati alla vita dell’artista. 


UN ASSAGGIO

«Siamo dunque con Nannini a un’elaborazione del verbo futurista condotta su quella che era la direzione maestra, ma per una via tonale tutta sottile e approfondita, che resta lontana sia dalle applicazioni riconosciute come autentiche e irripetibili del movimento, sia dal clamore e dalla sostanziale disorganizzazione che s’accompagna a quasi tutte le altre applicazioni che ne furono tentate in provincia in quegli stessi anni. E non c’è dubbio che l’artista abbia preferito non mettere in luce la propria esperienza pur di puntare all’essenza pittorica di questa nuova dottrina. Si veda, a titolo di superiore conferma, il momento in cui l’opera lo vincola a una soluzione di particolare intensità e lo decide a organizzare gli elementi e a distribuirli con sapienza e raffinatezza».

 







L’AUTORE

 Mario Nannini nasce a Buriano (Quarrata - Pistoia il 13 maggio 1895, da Cesare, laureato in ingegneria e proprietario terriero, e Giulia Buti, di famiglia benestante, terzo dei tre figli della coppia. A seguito della morte del padre e del tracollo finanziario della famiglia, nel 1905 la madre con i tre figli si trasferisce a Pistoia, mentre la zia di Mario, Ester Nannini, resterà nella casa di Buriano sino alla morte, avvenuta nel ’25. Mario, acquisita la licenza delle Scuole Tecniche, frequenta dal 1912 il Regio Istituto per la Tessitura e Tintoria ‘Tullio Buzzi’ di Prato. In questa città conosce il pittore Emilio Notte, di cui diviene allievo. Notte entra anche nel circuito letterario e artistico pistoiese della rivista «La Tempra» fondata e diretta da Renato Fondi con l’apporto di Costetti. A Pistoia Nannini stringe amicizia con i pittori Alberto Caligiani e Giulio Innocenti e con lo scultore Andrea Lippi, tutti costantemente incoraggiati e consigliati dall’architetto Giovanni Michelucci. Dopo opere con scene agresti di taglio post-macchiaiolo e poi altre che palesano la lezione cezanniana, portate avanti contestualmente a disegni di marca espressionista, Nannini s’inoltra nel futurismo. Fa la conoscenza di Soffici e di Primo Conti, ma non verrà incluso nell’elenco dei pittori futuristi pubblicato nel numero di dicembre ’17 della rivista «L’Italia futurista», malgrado la sua opera sia per spessore e originalità superiore a quella di molti che vi figurano. Muore prematuramente a Pistoia di febbre spagnola il 24 ottobre 1918. Nel ’57 lo storico d’arte Alessandro Parronchi gli dedica sulla rivista «Paragone» un saggio fondamentale. Successivamente, a più riprese, Rosanna Morozzi, allieva di Parronchi, si occuperà della figura del Nannini. Nel ’60 vengono esposte due sue opere alla XXX Biennale di Venezia, Mostra Storica del Futurismo e del 1995 è la documentata mostra antologica nel Palazzo Comunale di Pistoia.  

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