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Collana «Ocra gialla»
volumetto n°38





Corrado Alvaro, "Viaggi attraverso le cose"
a cura di Aldo Maria Morace
, pag. 36, ISBN 8887741905

Euro 4,00

IN SINTESI

Due racconti pubblicati una sola volta nel 1930.



UN ASSAGGIO

«Quando ero ragazzo, erano molto gaie queste cose; e la notte i pantaloncini sognavano di correre per i prati. Ora non più. Non mi riusciva di metterne uno solo in istato di riposo. Le maniche si agitavano gesticolando da tutte le parti, e messi uno sopra l’altro, tutti gli indumenti stavano in lotta come diverse persone: e tutte queste persone ero io. Perciò tutte le sere attaccavo tali vestiti al muro, ne ripassavo le pieghe, li componevo come defunti in attesa della resurrezione».









L'AUTORE

Corrado Alvaro nasce il 15 aprile 1895 a San Luca in Calabria. Dopo le scuole elementari, prosegue gli studi nel collegio gesuita di Mondragone, dove inizia a scrivere. Espulso perché sorpreso in letture proibite (D’Annunzio), frequenta il collegio di Amelia e, poi, il Liceo "Galluppi" di Catanzaro. Nel ’12, quando è ancora studente liceale, scrive Polsi nell’arte, nella leggenda e nella storia. Nel ’14 manifesta per l’interventismo, nel ’15 segue un corso per allievi ufficiali ed è inviato al fronte, dove nel mese di novembre viene ferito, quando già alcune delle sue Poesie grigioverdi sono apparse nella rivista «Riviera ligure». Viene congedato e a partire dal ’17 è a Bologna, dove sposa Laura Babini, diviene padre di Massimo e redattore del «Resto del Carlino». Nel ’20 è a Milano, al «Corriere della Sera»; s’iscrive in Lettere all’Accademia scientifico-letteraria. Si licenzia dal «Corriere» e si trasferisce a Roma, dove scrive sul «Tempo». Nel ’21 è a Parigi, corrispondente del "Mondo" di Amendola; pubblica traduzioni dal russo e qualche pagina di Proust. Nel '23 esordisce come autore di teatro, con «I>Il paese e la città. Nel ’25 sottoscrive la risposta di Croce al "Manifesto degli intellettuali fascisti" ed è aggredito da squadristi. Dal ’30 stempera la sua posizione verso il regime. Dello stesso anno è il romanzo breve Gente di Aspromonte, che sarà considerato la sua opera migliore. Inizia a lavorare per il cinema, come sceneggiatore e soggettista, e tiene una rubrica cinematografica sulla «Nuova Antologia». Riceve nel ’40 il premio dell’Accademia d’Italia per L’uomo è forte; riduce per le scene I fratelli Karamazov di Dostoevskij e La Celestina di Fernando de Rojas. Dal 25 luglio all’8 settembre ’43 dirige il «Popolo di Roma»; poi deve rifugiarsi sotto falso nome a Chieti, per sfuggire ai tedeschi. Continuerà a collaborare con vari giornali. Muore l’11 giugno 1956 nella sua casa di piazza di Spagna.

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