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Collana «I quaderni di via del Vento»
volumetto n° 30



Ernst Ludwig  Kirchner, Per vie incognite
a cura di Susanna Mati

 pag. 32, ISBN 8887741131

Euro 4,00
IN SINTESI

Una parte del diario scritto a Davos in Svizzera dal maggiore esponente dell’espressionisto figurativo tedesco, suicidatosi nel 1938 alla notizia della distruzione in Germania di tutte le sue opere per ordine di Hitler


UN ASSAGGIO

«Nel 1900 arrivai a Dresda con la risoluzione di diventare pittore. Per avere dei soldi, lasciai che mi si iscrivesse a Architettura. I miei assegni da studente li spendevo per dipingere o li davo a ragazze che spogliavo per poterle disegnare. All’Accademia ho imparato a rifiutare il modo accademico di disegnare il nudo; solo a casa potevo lavorare liberamente. Spesso mi alzavo nel mezzo del coito per annotarmi un movimento o un’espressione.».







L'AUTORE

Ernst Ludwig Kirchner, nato ad Aschaffenburg nel 1880, studia disegno fin da bambino. Un periodo di studi trascorso a Norimberga lo mette in contatto con le opere di Dürer e le antiche tecniche di stampa tedesche. Nel 1901 va a Dresda per studiare Architettura, interrompendo gli studi nel 1903 per seguire a Monaco due semestri di disegno all’Accademia. Nel 1904 conclude gli studi all’università, dove nel frattempo ha conosciuto F. Bleyl, E. Heckel e K. Schmidt-Rottluff, con i quali nel 1905 fonda il gruppo artistico Die Brücke. Per vari anni lavorano insieme in ateliers di fortuna arredati da loro. Nel 1910 la Brücke aderisce alla Secessione berlinese e nel 1911 Kirchner si trasferisce a Berlino; sotto l’influsso della metropoli inizia a dipingere le prime Strassenbilder, le celebri scene di strada. Insieme a Max Pechstein tenta l’impresa dell’istituto di pittura MUIM (Moderner Unterricht in Malerei). Nel 1913 scrive la Cronaca della Brücke, disapprovata dagli altri membri; l’anno seguente il gruppo si scioglie. Allo scoppio della guerra si arruola come volontario, ma il servizio militare termina con un forte esaurimento nervoso e il congedo già nel 1915. L’abuso di narcotici dovuto al tracollo nervoso lo porta al ricovero nei sanatori della Svizzera; dal 1919 tiene un diario, il Davoser Tagebuch (Diario di Davos). Si rifugia a Frauenkirch, sulle Alpi; ben presto la proscrizione nazista colpisce le sue opere che vengono sequestrate come arte degenerata. Sentendosi perseguitato, nel 1938 si suicida.

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