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Collana «Ocra gialla»
volumetto n° 22



Antonin  Artaud, Sul suicidio
a cura di Pasquale Di Palmo

 pag. 32, ISBN 8887741166

Euro 4,00
IN SINTESI

Nove brevi prose surrealiste sul tema del suicidio, inedite in Italia.


UN ASSAGGIO

«Se mi uccido, non sarà per distruggermi, ma per ricostituirmi, il suicidio non sarà per me che un mezzo per riconquistarmi violentemente, per fare brutalmente irruzione nel mio essere, per precedere l’incerta avanzata di Dio. Attraverso il suicidio, reintegro il mio disegno nella natura, do per la prima volta alle cose l’espressione della mia volontà. Mi libero da questo condizionamento dei miei organi così male assortiti con il mio io, e la vita non rappresenterà più per me un azzardo assurdo in cui pensare ciò che mi vogliono far pensare.».







L'AUTORE

Antonin Artaud nasce a Marsiglia il 4 settembre 1896. Soggiorna più volte a Smirne, presso la nonna materna. Fin dall’adolescenza si manifestano i primi sintomi della malattia di origine nervosa che gli fa trascorrere alcuni periodi in casa di cura. Nel 1920 è a Parigi, dove entra nella compagnia del Théâtre de l’Œuvre e, successivamente, in quella dell’Atelier. Ha una relazione con l’attrice Génica Athanasiou. Nel ’23 inizia con Jacques Rivière un intenso carteggio. Aderisce dal ’24 al ’26 al surrealismo e nello stesso anno fonda il Théâtre Alfred Jarry. Scrive soggetti cinematografici e interpreta film importanti come La Passion de Jeanne d’Arc di Dreyer e il Napoléon di Gance. Nel ’31 scopre il teatro balinese, esperienza da cui scaturirà il fondamentale saggio Le Théâtre et son double. Tentativi di disintossicazione dalla droga. Nel ’35 rappresenta Les Cenci. L’anno seguente parte per il Messico dove tiene una serie di conferenze e soggiorna presso le tribù primitive dei Tarahumara, dopo aver ricevuto a L’Avana da uno sciamano un pugnale a cui attribuisce poteri magici. Dopo il ritorno in Francia, progetto di matrimonio con Cécile Shramme. Nel ’37 viaggio in Irlanda nel tentativo di riportarvi il presunto bastone di san Patrizio. È arrestato per vagabondaggio e, dopo vari incidenti, viene rimpatriato. Lo sbarco avviene in camicia di forza a Le Havre. Comincia il calvario dei vari internamenti, tra cui quelli pluriennali a Ville-Évrard, non lontano da Parigi, e a Rodez. Subisce numerosi elettrochoc, in seguito ai quali perde quasi tutti i denti. In clinica ricomincia a scrivere, dopo un periodo di inattività, testi pervasi da un intenso fervore religioso. Nel maggio ’46 torna a Parigi dove riprende contatto con gli intellettuali. Ha continue emorragie intestinali, sintomo di un cancro non ancora diagnosticato. Gallimard approva il progetto di pubblicazione delle sue Œuvres complètes. Nel ’48 una sua trasmissione radiofonica è censurata. Viene trovato morto a Ivry, seduto ai piedi del suo letto, la mattina del 4 marzo.

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