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Collana «Ocra gialla»
volumetto n° 88



Luc  Dietrich, La pagina più bella
a cura di Stefano Serri
 pag. 48, ISBN 978-88-6226-129-6

Euro 4,00
IN SINTESI

Dell’autore francese del romanzo «La città dei tristi» e «L’apprendistato della città», oggetto di grande riscoperta in Europa, sono qui ora raccolte dieci prose inedite in Italia nelle quali il dato biografico si dà con lirismo acceso e senza veli nella sua più cruda confessione.


UN ASSAGGIO

«Mentre il mio cadavere si distenderà in una notte liquida, loro, gli amici, mi accompagneranno vivo, rendendomi la vita con la mia voce scritta.»







L’AUTORE

Luc Dietrich nasce a Digione nel 1913. Il padre Joseph muore nel ’19. La madre Madeleine, infermiera di origine italiana, condivide con il marito la dipendenza da sostanze oppiacee. Il piccolo Luc viene prima affidato a una famiglia, poi trascorre due anni in un asilo per bambini anormali vicino Parigi. Ritrovata la madre nel ’26, vive con lei tre anni in campagna poi a Parigi, adattandosi a lavori occasionali, iniziando a scrivere le prime poesie. Alto, allampanato, non bello – ma non gli mancano le numerose avventure femminili – alterna mestieri umili e ricchezze effimere, passioni improvvise e profondi stati di prostrazione, ricoveri in ospedale e lunghi pellegrinaggi, a piedi o in bicicletta. Dopo amicizie pericolose che lo invischiano in traffici criminali, tra droga e prostituzione, incontra nel ’32, Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto, il ‘Grande Amico’, filosofo pacifista conosciuto per caso a Parigi. Questi, nato in Italia in provincia di Lecce da famiglia di illustri origini, più anziano di Luc di dodici anni, lo indirizzerà alla scrittura. Luc si appassiona con successo anche alla fotografia. Pubblica nel ’35 il romanzo La felicità dei tristi, candidato al premio Goncourt, Terra (’36), che unisce prose liriche e fotografie, e il secondo e ultimo romanzo, L’apprendistato della città (’42). Sempre nel ’42, pubblica, con Lanza del Vasto, Il Dialogo dell’amicizia. Scoppiata la guerra, si attiva per assistere feriti e moribondi sotto i bombardamenti, ma colpito al piede sinistro dai detriti di un’esplosione, la ferita gli causa una grave setticemia che ne provoca la morte il 12 agosto 1944.

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