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Collana «I quaderni di via del Vento»
volumetto n° 76



Tina  Modotti, Irrecuperabile ribelle
A cura e traduzione di Francesco Cappellini
 pag. 44, ISBN 978-88-6226-092-3

Euro 4,00
IN SINTESI

Una selezione in nuova traduzione di pensieri della celebre fotografa sulla vita e l’arte tratti dalle sue lettere al compagno e fotografo Edward Weston.


UN ASSAGGIO

«Per arte intendo qualsiasi tipo di creazione – Certo puoi dirmi che siccome l’elemento della vita in me è più forte di quello dell’arte, dovrei semplicemente rassegnarmi e trarne il meglio – Ma non posso accettare la vita così com’è – troppo caotica – troppo inconscia – ed ecco quindi la mia resistenza ad essa – il mio combatterla – sempre in lotta per plasmare la vita secondo il mio temperamento e i miei bisogni – insomma in altre parole metto troppa arte nella mia vita – troppa energia – e di conseguenza non mi resta molto da dare all’arte».







L'AUTORE

Assunta (Tina) Adelaide Luigia Modotti nasce il 17 agosto 1896 a Udine. Nel 1913 si imbarca da sola per l’America al seguito del padre, partito anni prima in cerca di lavoro. Nel 1917, a San Francisco, conosce il suo primo compagno, Roubaix de l’Abrie Richey, detto Robo, pittore e poeta che la introduce nei salotti culturali e artistici del periodo. È qui che conosce il fotografo Edward Weston, che diventerà suo amante e mentore per tanti anni. Insieme a lui, nel 1923, parte per Città del Messico, dove scatterà le sue foto più belle, circondata da artisti di rilievo come Diego Rivera e José Clemente Orozco. Nel 1927, finito il sodalizio con Weston, Tina si iscrive al Partito Comunista Messicano, un impegno che la coinvolgerà sempre di più, fino a scalzare del tutto l’interesse per la fotografia. Nel 1930, in seguito ad un fallito attentato al presidente, viene arrestata e poi espulsa dal paese. Troverà rifugio in Russia dove lavorerà per il Comintern; da quel momento la vita di Tina è un susseguirsi di missioni segrete in tutta Europa, inclusa la guerra civile spagnola (1936), al termine della quale torna a Città del Messico, ove morirà in circostanze poco chiare nel 1942.

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