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Collana «I quaderni di via del Vento»
volumetto n° 75



Maksim  Gor’kij, La signorina e lo stupido
A cura e traduzione di Paolo Galvagni
 pag. 40, ISBN 978-88-6226-088-6

Euro 4,00
IN SINTESI

Tre racconti, di cui uno inedito in Italia e due rari di Maksim Gor’kij, narratore, drammaturgo, poeta e pubblicista, i cui racconti brevi presentano una galleria vivida di tipi umani. Per il realismo e la struttura narrativa si avvicina alla narrativa čechoviana.


UN ASSAGGIO

«La signorina era triste quasi fino alle lacrime, fino a una quieta disperazione. Per tre volte era passata avanti e indietro per tutta la strada dal ponte alla piazza, – nessuno tra gli uomini l’aveva invitata, quel giorno tutti correvano nella nebbia, quasi volendo nascondersi o temendo di far tardi. Ma ormai mancava poco a mezzanotte ed era l’ora di andare a casa, dove l’attendeva il fratello, ubriacone scansafatiche sempre incollerito. Lui aveva sempre a che fare con le prostitute, ma disprezzava la sorella per il suo mestiere».







L'AUTORE

Maksim Gor’kij (pseudonimo di Aleksej Peškov) nasce nel 1868 a Nižnij Novgorod. Rimasto orfano, trascorre l’infanzia coi nonni; è costretto a mantenersi con lavori umili. Nel 1884 a Kazan’ si avvicina ai populisti e ai marxisti. Gira per la Russia; viene arrestato per propaganda rivoluzionaria. Nel 1892 sul giornale «Kavkaz» pubblica il racconto Makar Čudar. Pubblica testi romantici e realistici: nel 1898 esce la raccolta Schizzi e racconti, che lo rende celebre. Nel 1899 a San Pietroburgo e Mosca frequenta l’intelligencija e i circoli rivoluzionari. Aiuta chi lotta contro lo zar. Nel 1902 scrive la commedia Nei bassifondi. Viene nominato membro dell’Accademia delle Scienze, ma la nomina viene annullata. Partecipa ai fatti rivoluzionari degli anni 1905-07. Nel novembre 1905 entra nel partito social democratico. Nel 1906 visita gli USA in ricerca di mezzi per la lotta rivoluzionaria. Scrive La madre. Temendo l’arresto in Russia, si stabilisce a Capri, dove scrive Favole d’Italia, Favole russe. Nel 1913 rientra in patria. Lavora a Infanzia, inizio della trilogia che comprende Fra la gente e Le mie università. Nel 1917 accoglie negativamente la Rivoluzione: riflessioni critiche sulla svolta sanguinosa dei bolscevichi dominano i Pensieri intempestivi. Si rafforzano le divergenze col nuovo potere. Nel 1921 emigra; a Sorrento scrive L’affare Artamonov (1925) e parte de La vita di Klim Samgin (1927-36). Ha una vita sentimentale complicata: pur sposato, ha varie amanti, diversi figli. Nel 1932 torna in patria, accolto come esponente della letteratura sovietica. Fonda riviste e collane, l’Istituto letterario di Mosca, l’Unione degli scrittori. Nel 1936 Gor’kij muore nei pressi di Mosca: pare sia un avvelenamento voluto da Stalin.

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