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Collana «I quaderni di via del Vento»
volumetto n° 71



Sergej  Esenin, Nei pressi di Acquabianca
A cura e traduzione di Paolo Galvagni
 pag. 44, ISBN 978-88-6226-080-0

Euro 4,00
IN SINTESI

Due prose, di cui la prima inedita in volume e la seconda in nuova traduzione, di Sergej Esenin, poeta russo tra i più celebrati del Novecento e uno dei più autorevoli rappresentanti della poesia contadina e dell’Immaginismo. 


UN ASSAGGIO

«Alla finestra soffiava il vento, la camicia sulla sua schiena sobbalzava dallo spavento. Juška dormiva, il suo petto ora si alzava, ora si abbassava, e il volto lanuginoso e giovane, ancora puerile, sembrava odorare di menta germogliata. Accostandosi al suo letto, gli tolse la coperta; Juška si mosse e si voltò dall’altro lato.

Le tempie le martellavano. Nel buio vide le sue spalle denudate. Con prudenza salì sul letto. Juška si svegliò. Al primo istante sul suo volto apparve lo stupore, ma capì e, alzatosi, le si avvinghiò addosso come un’anguilla.»







L'AUTORE

Sergej Aleksandrovic Esenin nasce da una famiglia di contadini il 21 settembre 1895 nel villaggio di Konstantinovo (oggi Esenino) nella regione di Rjazan’. Nel 1912, a Mosca, si iscrive alla Libera Università Sanjavskij. Nel 1915 si trasferisce a Pietroburgo, dove Aleksandr Blok lo introduce a Nikolaj Kljuev e al gruppo dei "poeti contadini". Pubblica il suo primo volume di versi (Radunica, 1916) e sposa l’attrice di prosa Zinaida Rajch. Simpatizza (come testimoniato in Inonija) con il messianismo rivoluzionario degli Sciti di Ivanov-Razumnik. Nel 1919 fa ritorno a Mosca, dove sottoscrive il Manifesto degli Imaginisti. Inizia un periodo di vita dissoluta, riflesso nella raccolta Confessione d’un teppista (1921). Del 1922 è il dramma lirico Pugacev. Divorziatosi dalla prima moglie, sposa Isadora Duncan, con cui visita l’Europa e l’America (il "paese di mascalzoni" dell’omonimo poema) e dalla quale si separerà l’anno seguente. Vittima dell’alcool e di ricorrenti crisi nervose, compone le liriche di Mosca delle bettole (1924) e versi di ispirazione epica e politica; si avvicina per un periodo ai poeti del Proletkult. Soggiorni in Caucaso gli restituiscono parziale serenità. Nel giugno del 1925 sposa Sofja Andreevna Tolstaja, nipote del grande scrittore. La sua salute fisica e psichica peggiora irrimediabilmente. Nella notte tra il 27 e il 28 dicembre dello stesso anno, secondo la versione ufficiale, scritta col sangue l’ultima poesia dedicata all’amico Volf Erlich, si impicca nella camera di un albergo leningradese, ma molti credono che sia stato fatto eliminare da Stalin e che quella del suicido sia stata una montatura di comodo.

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