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Collana «Acquamarina»
volumetto n° 46



Anna  Achmatova, È flebile la mia voce
a cura di Paolo Galvagni
 pag. 36, ISBN 978-88-6226-061-9

Euro 4,00
IN SINTESI

Una selezione di ventisei poesie in nuova traduzione della grande poetessa russa la cui vita, e poesia, è stata così fortemente segnata dalla crudeltà del regime staliniano.


UN ASSAGGIO

«Sentirai il tuono e mi rammenterai,
penserai: desiderava la bufera…
Sarà una striscia di cielo rosso scarlatto,
e il cuore sarà come allora – in fiamme.
Questo avverrà nel giorno moscovita
in cui abbandonerò per sempre la città,
e correrò verso il riparo desiderato,
lasciando la mia ombra ancora tra di voi».







L'AUTORE

Anna Andreevna Achmatova (pseudonimo di Anna Gorenko) nasce presso Odessa nel 1889. Trascorre l’infanzia a Carskoe Seló, nei pressi di San Pietroburgo. Nel 1910 sposa il poeta Nikolàj Gumilëv, da cui avrà il figlio Lev, e entra a far parte della Gilda dei poeti, gruppo acmeista fondato e guidato dal marito. Compone il primo volume, La sera, nel ’12, a cui segue Il rosario nel ’14. Lo stormo bianco (’17), Piantaggine (’21), Anno Domini MCMXXI (’22) sono raccolte di versi ispirate dal nostalgico ricordo dell’esperienza biografica. Nel ’21 Gumilëv, dal quale si era separata nel 1918, viene fucilato per attività controrivoluzionaria. Per la poetessa segue una lunga pausa indotta dalla censura, che ella rompe nel ’40 con Il salice e Da sei libri. Il figlio Lev viene imprigionato fra il ’35 e il ’40 nel periodo delle grandi purghe staliniane. Ogni mattina, per diciassette mesi, l’Achmatova si reca davanti al carcere per avere sue notizie. Il poemetto Requiem (pubblicato in Russia solo nel 1987) nasce da questa tragica esperienza, condivisa con altre centinaia di madri. Espulsa dall’Unione degli Scrittori Sovietici nel ’46 con l’accusa di pessimismo e disfattismo, riesce tuttavia a essere riabilitata nel ’55, pubblicando nel ’62 un’opera alla quale lavorava già dal ’42, il Poema senza eroe, una nostalgico ricordo del passato russo, rielaborato attraverso la drammaticità che la nuova visione della storia comporta. Gli ultimi anni sono ricchi di soddisfazioni: la poetessa riceve vari riconoscimenti, tra cui il premio Etna Taormina (’64) e la laurea honoris causa a Oxford (’65). Muore a Mosca nel 1966.

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