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Collana «Ocra gialla»
volumetto n° 42



Joë  Bousquet, Il silenzio impossibile
a cura di Antonio Castronuovo
 pag. 36, ISBN 978-88-6226-010-7

Euro 4,00
IN SINTESI

Pensieri inediti in Italia del poeta e scrittore surrealista francese.


UN ASSAGGIO

«Vivere – disse il contadino – è quel che non si riesce a dire, il silenzio impossibile». Allora un altro anziano, scosso da una soluzione improvvisa, si fece a sua volta avanti sotto l’acacia: «È essere capaci di creare per se stessi la notte da cui il cuore dipende...».







L’AUTORE

Joë Bousquet nacque a Narbonne il 19 marzo 1897, e visse a Carcassonne. Nel maggio 1918, nella battaglia di Vailly, una pallottola gli spezzò la colonna vertebrale: rimase paralizzato con le gambe per il resto della vita, chiuso nella sua camera che trasformò in un tempio di cultura. La sua esistenza onirica cominciò ad essere attraversata da figure femminili, anche se alcune donne furono da lui realmente amate: nel 1917 Marta, giovane divorziata con cui visse, dopo essere stato una prima volta ferito in guerra, una difficile passione che fu causa del suo ritorno al fronte; nel 1937 la giovane Germaine, detta “Poisson d’Or”, con cui sviluppò un sentimento dai risvolti mistici. Accostatosi al Surrealismo, cominciò poi a scrivere senza una precisa ambizione letteraria: il suo stile scaturì dalla condizione di immobilità e solitudine. Nel 1930 fu tra i redattori del manifesto del “Presentismo”, metafisica sperimentale basata su ascesi e droghe. Il suo periodo di massima fecondità si colloca tra il 1932 e il 1939. Collaborò con “Les Cahiers du Sud” ed ebbe relazioni epistolari con scrittori e artisti, tra cui Simone Weil, Paul Éluard e Max Ernst. Nel secondo dopoguerra la sua fama uscì dalla ristretta cerchia di iniziati, anche se egli restò sempre autore di fruizione elitaria. Il corpus dell’opera è orientato alla prosa e al frammento, genere che contamina anche la poesia. Fu autore di raccolte poetiche, tra cui La conoscenza della sera (1947), di prose e di scritti di indole riflessiva come Tradotto dal silenzio (1936), appunti di uno scrittore che, pur respinto dalla vita, sperimenta un amore sconvolgente e, in pagine di alta purezza espressiva, “traduce” il silenzio interiore. Tenne regolarmente taccuini di appunti, tra i quali le Note d’inconoscenza (1967). Per il simbolismo dell’oscurità in Bousquet sono di rilievo L’opera della notte (1946) e Il quaderno nero (1989). Raccolse alcune sue memorie nel quaderno Le pays des armes rouillées (Il paese delle armi arrugginite, Rougerie, 1969). Morì nel settembre 1950.

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