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Collana «I quaderni di via del Vento»
volumetto n° 49



Antonio  Delfini, Vagabondaggio primaverile
a cura di Luigi Martellini
 pag. 36, ISBN 9788862260008

Euro 4,00
IN SINTESI

Sei racconti giovanili dell'eccentrico autore modenese che ha lasciato un alone leggendario di scrittore maudit.


UN ASSAGGIO

«Poi si vide sperduto come la sua città, forse come quella ragazza, in una eterna monotonia, pari ed eguale, senza scosse, desideroso invece di urla di rumore di esplosioni come quelle sognate in un campo di battaglia immaginario.
Intanto dalle strade e dalle piazze, dagli angoli più remoti della città, gli squilli della ritirata e il fischio dei treni che si spandeva per tutto, lo attrassero a fantasticare.
Ma lontano dalle porte, oltre l’immensa distesa dei prati, che c’è?
Un clamor come quello della notte senza il sonno degli uomini, rotto di tanto in tanto da uno squillo:
Le trombe della sera, perdute e lontane, nostalgiche di lotte passate».







L'AUTORE

Antonio Delfini è nato a Modena il 10 giugno 1908. I suoi nonni erano vissuti a Marsiglia intorno al 1840 da esiliati, implicati nei moti del ’31 e compagni di Ciro Menotti. Autodidatta (tra le letture predilette Leopardi, Rimbaud, Baudelaire), iniziò a scrivere intorno al ’30, collaborando con alcune prose alla terza pagina del quotidiano «Il Tevere». Risale al ’31 l’autoedizione di Ritorno in città (dell’anno seguente le Poesie dal quaderno n.1). Con Ugo Guanda fondò tra il ’27 e il ’29 i periodici «L’Ariete» e «Lo Spettatore Italiano», poi sequestrati e soppressi. È vissuto, tra fughe e ritorni, ribellioni e décadence, a Modena, Viareggio, Firenze, Milano, Roma, con due viaggi a Parigi nel ’32 (con Pannunzio al tempo della “rivoluzione surrealista”) e nel ’37. Esce da Parenti Il ricordo della Basca (1938) e nel ’40 a Firenze (insieme ad altri racconti) Il fanalino della Battimonda, l’esempio d’'écriture automatique'. Più volte impegnato nella lotta politica e dal percorso ideologico tormentato (tra fascismo, monarchia e comunismo: si ricorda il Manifesto per un partito conservatore e comunista in Italia, pubblicato da Guanda nel ’51) fu anche candidato di Unità Popolare e fondò «Il Liberale», un periodico che redigeva tutto da solo. Deluso dalla politica ritornò alla letteratura e collaborò, tra gli anni Trenta e Cinquanta, a molti giornali e riviste e fu direttore di «Oggi» e di «Caratteri» (al quale collaboravano Moravia, Montale, Pannunzio). Nel ’61 vedono la luce le Poesie della fine del mondo da Feltrinelli. È morto, lasciando un alone leggendario di poeta e prosatore maudit, il 23 febbraio 1963 a Modena, anno in cui vengono pubblicate le Lettere d’amore per una giovane donna (da Guanda con Ritorno in città) e i Racconti da Garzanti, che otterranno il Premio Viareggio. Postumi sono usciti anche i Diari. 1927-1961 (Einaudi).

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