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Collana «I quaderni di via del Vento»
volumetto n° 44



Alberto  Giacometti, Un personaggio vago
a cura di Marco Ercolani
 pag. 32, ISBN 88877417610

Euro 4,00 (ESAURITO)
IN SINTESI

Memorie e riflessione sull’arte del grande scultore svizzero.


UN ASSAGGIO

«Non so più chi sono, dove mi trovo, non mi vedo più, sono convinto che il mio viso debba apparire come una vaga massa biancastra, esangue, che sta assieme sostenuta da vecchi stracci senza forma che cadono fino a terra. Apparizione malcerta. Non mi vedo più, né vedo quel che mi sta intorno: dei bicchieri, dei vetri, dei volti, dei colori qua e là, sì colori squillanti, un piattino sul tavolo, lo schienale di una seggiola.
[...] Ho la sensazione di essere un personaggio vago, un po’ evanescente, difficile da situare. Vedremo.»







L'AUTORE

Alberto Giacometti, figlio del pittore Giovanni e di Annetta Stampa, nasce nel 1901 a Borgonovo, nel cantone svizzero dei Grigioni. Trascorre l’infanzia a Stampa e fin da piccolo si esercita nel disegno, nella pittura e nella scultura, utilizzando come modelli i genitori e i tre fratelli (Diego, Ottilia e Bruno). Nel 1922 si trasferisce a Parigi, dove segue le lezioni di Antoine Bourdelle. Due anni dopo affitta un primo atelier in avenue Denfert-Rocherau; un secondo in rue Froidevaux; e nel 1927 si sposta nell’atelier, divenuto poi leggendario, di rue Hyppolite-Maindron, in cui resterà fino alla morte. Nel 1930 incontra Aragon, Dalì e Breton e aderisce al movimento surrealista. La prima mostra personale ha luogo nel 1932. L’anno seguente muore il padre. Le sue prime opere, da L’Objet invisible a Boule suspendue a Mains tenant le vide, sono apprezzate dai surrealisti. Ma Giacometti è insoddisfatto e decide di ritornare alla figurazione dal vero. Escluso dal gruppo surrealista, lavora in solitudine nel suo atelier e tornerà a esporre soltanto nel 1946. A Parigi frequenta Balthus, Beckett, Sartre, Picasso. Nel 1941 parte per Ginevra, dove resta bloccato fino al termine della guerra. In Svizzera conosce Annette Arm, che sarà sua moglie. Nel 1945 torna a Parigi ritrovando il suo vecchio atelier, rimasto intatto grazie al fratello Diego. Riprende a dipingere e scolpire. Tra le sue opere: Homme qui marche, Femme debut, Le chien, La Forêt. Espone a New York nel 1948, poi alla Kunsthalle di Berna e alla Biennale di Venezia. Nel 1961 cura la scenografia per una rappresentazione di Aspettando Godot di Beckett. Nel 1962 esce la prima monografia su di lui, scritta dal poeta e saggista Jacques Dupin. Nel 1964 muore la madre. Esegue diverse litografie per un album dal titolo Paris sans fin. Alla fine del 1965 viene ricoverato all’ospedale cantonale di Coira, dove muore nel gennaio del 1966.

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